Call Of Juarez: Bound In Blood
| Indice |
|---|
| Call Of Juarez: Bound In Blood |
| Pagina 2 |
| Pagina 3 |
| Tutte le pagine |
Dopo un periodo di inattività dovuto a vari fattori, ecco tornare alla carica web-games!
Per riaprire le danze come si deve, ecco che vi propongo una recensione dell’ottimo Call Of Juarez: Bound In Blood, ultima fatica Techland e prequel dell’altrettanto buono Call Of Juarez che uscì nel 2007.
LA FAMIGLIA PRIMA DI TUTTO
In questo titolo incontreremo molti personaggi e in particolare potremo impersonare i fratelli McCall, Ray e Thomas (William, il terzo fratello, ci accompagnerà per tutta l’avventura senza poter essere selezionato... diciamo che è sostanzialmente inutile, perché continuerà a dirci che stiamo imboccando la cattiva strada e molte altri discorsi consoni ad un giovane prete qual’è): il primo è più spaccone, fa uso della sua forza bruta e della mira infallibile a corta distanza; il secondo, invece, è veloce, agile ed è molto preciso a colpire bersagli a distanza e può usare il lazo per aggrapparsi a sporgenze per poi salirvici.
La storia comincia nel pieno della guerra di secessione quando i due McCall, impegnati come soldati, tornando alla loro fattoria trovano tutto distrutto. A questo punto decidono di disertare l’impegno militare e utilizzare le loro forza per proteggere la propria famiglia e ricostruirsi una nuova vita. Questo ovviamente non va a genio al generale del loro reggimento, che giura di inseguirli fino in capo al mondo per vendicarsi(e lo farà!).
Il problema, però, è anche di tipo finanziario: per ricostruire la fattoria di famiglia servono molti soldi, che i due McCall non possiedono. Pertanto decidono di seguire le tracce di una leggenda messicana per scovare l’incredibile tesoro di Juarez, col quale ripartire da zero. Ovviamente l’avventura non sarà così semplice, perché non sono gli unici a conoscere la leggenda e perché si dice che il tesoro sia maledetto. Così i nostri eroi dovranno attraversare innumerevoli stati, combattere nemici armati sia di fucile che di arco(gli Apache), distruggere ponti, salvare donzelle e chi più ne ha, più ne metta.
GRAFICA
Di carne al fuoco ce n’è davvero tanta, e quello che non manca di sicuro in BIB è sicuramente la varietà. Sul momento non ci si rende conto; poi ripensandoci viene da dire: “apperò, sono passato dal deserto alle foreste del Sud Dakota nel giro di un’ora!”. Pertanto i paesaggi che vedrete saranno davvero molti e tutti ottimamente prodotti. Solo in alcuni casi si potrebbe dire che le cose non sono state fatte proprio benissimo: a volte all’orizzonte si vedono delle montagne che sono dettagliate come uno sfondo della PS2…
Nonostante questo difetto(che comunque è quasi irrilevante, visto che bisogna proprio stare a cercare il pelo nell’uovo per impuntarsi su queste cose) la grafica è in generale molto dettagliata, con textures davvero ben fatte. Purtroppo però anche in questo caso c’è qualcosa che non va: se la stragrande maggioranza delle textures sono ottime, a volte si incappa in rocce completamente senza dettaglio.
A mio avviso è stupendo l’effetto del calore(quell’effetto “ondulato” che si nota se si osserva l’asfalto in un giorno caldo)che nel deserto è sempre presente. Molto ben fatta anche l’acqua e le esplosioni.
La vegetazione è di ottima fattura e ogni singolo filo d’erba o ramo d’albero produce e proietta la sua ombra.
Una cosa decisamente spiacevole è il fatto che quando si vaghi per le zone semi-desertiche o desertiche, sia così evidente l’effetto pop-up, ovvero che vedremo “crescere” davanti ai nostri occhi la vegetazione e le rocce dal nulla. Se fosse stata sfruttata bene la potenza delle odierne schede video, questi dettagli sarebbero stati visibili anche in lontananza, o per lo meno non ci sarebbero “cresciuti” sotto il naso…
| < Prec. | Succ. > |
|---|
